Questa città di chi pensi che sia?

[riceviamo e diffondiamo]

Si capisce che sul Lago di Como sta arrivando la bella stagione dalla quantitá di turisti che, come i
fiori che sbocciano al primo sole, spuntano da tutti gli angoli delle strade e si fanno via via sempre
più numerosi. Fiumane di persone si riversano fuori dalla stazione di San Giovanni, o verso il
centro, o verso il lungolago. Il loro passaggio nasconde chi passa da quella stessa stazione per
tentare di raggiungere la Svizzera, e cancella ogni altra forma di esistenza e quotidianità nelle vie
del centro.
Niente esiste ormai piú se non in fruizione del turismo: le navette e i battelli, i menu happy hour ai
bar, i prodotti locali brandizzati. La città si modifica, e gli spazi che prima venivano usati da tutta la
collettivitá vengono pian piano sottratti: le panchine spariscono dalle piazze, le fontanelle vengono
chiuse, e le zone di verde dove si facevano pic nic, ora sono cementate. Ci sono i tavolini e le sedie
sí! Quelle dei bar, uno dopo l'altro, che si contendono i centimetri di marciapiede.
Come su un tapis roulant sempre acceso, il turista passa a passeggiare sul lungo lago, piazza
Cavour, il Dumo, e poi oplá! Finirá o con le gambe sotto al tavolo a pranzare in un ristorante
squisito vista-lago, o a fare un aperitivo in piazza Volta. Magari anche ad acquistare un bel capo
d'abbigliamento in un negozio del centro, che fa leva sul prodotto locale per vendere ad un prezzo
esorbitante un maglioncino. Souvenirs from the lake!!
La visita della città e del territorio diventano pacchetti riproducibili, svendibili al motto "vivi
l'esperienza della dolce vita del Lake Como". Questa "experience" si fa pacchetto acquistabile,
monetizza i luoghi come marchi commerciali, spot magici in cui farsi le foto da poi pubblicare sui
social: Tremezzo, Laglio, Bellagio, Nesso, Varenna sono solo alcune localitá che di paese non
hanno piú nulla. Ormai bidimensionali, attraversati solo per fare foto o consumare, sono
abbandonati all'industria del turismo e del lusso. Anche le spiagge libere per fare il bagno sono
ormai poche, sempre più risicate dalla costruzione di immensi complessi alberghieri o ville private
con molo per l’attracco delle barche sul lago, che privatizzano intere parti di costa.
La cittá diventa parco giochi in cui spendere per fare esperienze di lusso. Ne è esempio il pacchetto
“Como experience”, prodotto del Calcio Como che offre oltre a vedere la partita, incontri con i
giocatori, percorsi culinari, gite in idrovolante o yacht. Lo stesso presidente del Como, Mirwan
Suwarso, intervistato per Le Monde*, afferma “il nostro modello è Disney”. Intorno alla squadra e
al lago, ormai diventati un marchio, lo stadio funziona da parco divertimenti della città e la città da
complesso alberghiero.
Gli abitanti non si riconoscono piú nei luoghi, fuggono per l'insostenibilitá dei prezzi della vita e
della casa. Si tratta di un processo in cui il Pubblico sparisce sia come ruolo attivo nel determinare
spazi, funzioni, servizi che come luoghi e pezzi della cittá, a partire dal patrimonio abitativo,
privatizzati, messi a bando. Quello che emerge é la spartizione della cittá tra locali, imprenditori del
lusso e del settore alberghiero, modificando lo spazio pubblico per appagare questi interessi.
Legalità, sicurezza, decoro sono ormai le uniche tre dimensioni in cui questo viene inteso, non più
come spazio di incontri, servizi e socialitá: piú polizia, militari, telecamere. Con
l'approvazione del nuovo pacchetto sicurezza, il Prefetto avrà molto piú margine nel poter istituire
delle zone rosse della cittá, dove persone con precedenti penali non potranno piú passare. Il
territorio comasco, calamita di turisti e miliardari, rischia di svuotarsi di ogni altra forma di
esistenza per trasformarsi in un marchio commerciale da vendere sul mercato come “Lake Como”.
Riappropriarsi del posto in cui si vive significa smettere di delegare, di pensare che ci sarà qualcun
che alzerà la voce e si opporrà alla crescente privatizzazione e gentrificazione trainate dal mercato
del lusso. Uscire dalla dimensione della proprietà privata, del pensare solo a sé stessx e al proprio
orticello, ricercare una dimensione comunitaria di viversi le strade, le piazze, i parchi e le campagne
è uno strumento preziosissimo per combattere il nulla che avanza, per resistere allo svuotamento di
storia e significato dei luoghi, ormai ridotti a cartoline. Luoghi complessi in cui ancora esistiamo, in
cui viviamo in tutte le contraddizioni del presente, che un turista con la sua visita mordi-e-fuggi e le
sue foto da social non potrà mai raccontare, mai esperire. É solo la capacitá delle persone che
vivono il territorio di intessere legami, di ritrovarsi nelle strade e nelle piazze, di esprimere
conflittualità rispetto alle scelte dall’alto, di condividere idee e sapere critico rispetto al territorio, il
migliore antidoto a progetti speculativi, consumo di suolo e negazione del diritto di abitare.


*Articolo tradotto da Internazionale qui:
https://www.internazionale.it/magazine/allan-kaval/2026/02/19/como-in-vendita